FANO - Non ci sono rapitori di bambini in giro per San Liberio. Punto. Augurandoci di non dover mai smentire quanto appena detto, cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte, e di mettere la parola fine a questa vicenda che per giorni ha generato sentimenti di ansia e panico. La storia è ormai nota, in particolare ai nostri lettori e telespettatori. Un po' meno per coloro che si affidano ai  quotidiani o ascoltano la cara vecchia radio, visto che la vicenda è stata tenuta “nascosta” ai rispettivi utenti (“Carlino” a parte, che però si è limitato a scrivere, senza indagare troppo, che si trattava di un “tam tam stupido” privo di fondamento e che si è mosso solo perché un genitore in agitazione ha chiamato un corrispondente del giornale per avere notizie).
   
Ma veniamo ai fatti. Il 26 maggio scorso, verso le sette di sera, un gruppetto di ragazzini di età compresa tra i 12 e i 14 anni, chiacchiera nei pressi di quello che un tempo era il campetto da calcio della frazione di San Liberio, un manipolo di case alle pendici di Montemaggiore al Metauro in provincia di Pesaro e Urbino. Ad un certo punto, i tre giovanotti notano una macchina di colore scuro, si narra di una monovolume, dalla quale scendono due brutti ceffi con il volto coperto da un passamontagna. Per quanto quei ragazzini possano essere poco esperti di attività illecite e affini, darei per scontato che sappiano distinguere due rappresentanti di aspirapolveri da due maleintenzionati.  Così quando capiscono che i due sono diretti verso di loro, in modo del tutto naturale e disincantato, al posto di rimanere fermi lì impalati se la danno a gambe in direzione casa. 
 
Ciò che ho appena scritto è quello che i tre giovanissimi hanno visto e raccontato alle famiglie. Le quali, in un primo momento non se li sono filati per niente, poi, quando hanno saputo che la notte uno dei tre ha avuto gli incubi, hanno pensato bene di avvisare i carabinieri della stazione più vicina. Ai quali ovviamente hanno ribadito quello che avevano già detto la sera prima agli increduli genitori: ovvero che quelle due persone con il passamontagna calato in volto e un cappuccio avevano tentato di avvicinarsi a loro, ignorandone il motivo. 
 
Tutto qui. Se fosse il racconto di un libro torneremmo a chiedere i soldi al libraio perché manca il finale. La vicenda, infatti, non solo si conclude sul più bello (per chi legge) e con un finale mozzato ma lascia nel lettore molti lati oscuri ancora aperti. Infatti: chi erano quei due che in un tardo pomeriggio d'anticipo d'estate se ne andavano in giro su una macchina coi vetri scuri per non essere notati dall'esterno e col passamontagna addosso ? Per quale ragione avrebbero tentato di avvicinarsi a loro ? Quali erano le loro reali intenzioni ? Domande alle quali per ora resta difficile dare risposte certe utili anche a porre fine alle illazioni che circolano in paese. 
 
Fin qui i fatti, così come ci sono stati raccontati anche a noi, rispettivamente da sorella e padre di alcuni dei protagonisti di questa vicenda. Vicenda che - in una frazione di qualche centinaio di anime - ha impiegato il tempo di un tramonto per fare il giro del circondario. Quel fatto raccontato tra le mura domestiche, l'indomani mattina era già diventato per tutti il “tentativo di rapimento di due persone” nei confronti di tre ragazzini minorenni di San Liberio. Un racconto che di bocca in bocca si è poi arricchito di particolari a volte inventati. Almeno fino a tre giorni fa, fino a quando cioè, abbiamo deciso di approfondire questa storia.
 
Tre servizi in tutto nel tigì della sera. Nel primo, come già detto, ci siamo limitati a raccontare il fatto secondo le testimonianze raccolte tra la gente più quella del sindaco di Montemaggiore al Metauro. Nel secondo, abbiamo registrato una telefonata con la sorella di uno dei ragazzi presenti quella sera nel campetto da calcio, ed infine nella terza edizione, quella trasmessa venerdì sera abbiamo ascoltato il racconto del papà di uno di loro, un poliziotto stimato e rispettato da tutti che, a mio parere, ha saputo mettere le cose nel giusto ordine meglio di chiunque altro.
 
Per concludere, dunque, potremmo riassumere così l'intera vicenda: i due forestieri si trovavano lì perché avevano appena compiuto, o stavano per compiere un furto in qualche abitazione del posto. Incuranti dei tre ragazzini hanno proseguito nei loro intenti finendo per spaventarli a morte. Per la cronaca, secondo gli stessi carabinieri i due sarebbero stati addirittura assicurati alla giustizia qualche giorno dopo con l'accusa di furto, (Saranno stati davvero loro ? Nel dubbio: perché non chiederglielo ?). Insomma, stando così le cose, ribadirei ciò che ho scritto in apertura: non ci sono rapitori di bambini in giro per San Liberio. Meglio così. D'altronde, come ha giustamente fatto notare il papà già citato, se avessero voluto rapire veramente uno, oppure tutti e tre i ragazzini (ammesso che in due sia possibile riuscirvi), l'avrebbero fatto e basta. Per fortuna le cose sono andate diversamente e la storia è meno drammatica di quel che si racconta in giro.
 
Marco Ferri