FANO - Dispiace ritrovarsi di nuovo, dopo che qualche mese fa avevamo portato all’attenzione di questo Consiglio Comunale anche il problema della possibile chiusura della Dogana di Fano, a parlare ancora una volta del progetto (sperando che rimanga tale) del Governo centrale di chiudere un’altra importante sede locale di servizi per i nostri concittadini, ossia il Tribunale di Fano. Il Governo Tecnico sta fallendo su tutti i principali fronti per i quali si era insediato e aveva proposto le sue miracolose “ricette”: lo spread è a livelli più alti di quelli mai toccati in precedenza, la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni è ai minimi storici e l’uscita dal tunnel della crisi ancora non si vede nemmeno lontanamente. Basterebbe questo per far capire ai Professori, membri di un Governo che non è mai stato sottoposto alla prova del voto dei cittadini, che farebbero meglio ad andarsene; invece continuano a vessarci con manovre che passano inesorabilmente sulle nostre teste e sembrano non preoccuparsi degli effetti laceranti che causano nella nostra società civile. A proposito della paventata chiusura della Sezione Distaccata del Tribunale di Fano, non posso fare altro che manifestare la solidarietà di tutto il Gruppo Consiliare della Lista Civica “La Tua Fano” a chi è giustamente allarmato e sta cercando di fare tutto il possibile per scongiurare questa eventualità. Ai professionisti del settore, avvocati ma non solo, a tutti coloro che gravitano attorno a questo mondo e soprattutto a tutti i cittadini che si vedranno costretti a subire una perdita di efficienza del servizio della giustizia, un aggravio dei tempi del sistema giudiziario e maggiori costi a carico della collettività per accedervi, io dico: noi siamo con voi, e faremo sentire forte la nostra voce all’interno di questo coro di NO.
Riporto una frase del Ministro Severino di qualche giorno fa: “sulla giustizia non sono possibili tagli indiscriminati, ma solo risparmi destinati a creare efficienza”. Purtroppo, ciò che il Governo sta facendo va esattamente nella direzione contraria: nel caso del tribunale di Fano ne è stata pienamente dimostrata l’efficienza attuale e l’antieconomicità della chiusura, dato che i locali sono già di proprietà del Comune. Di solito in tutti i campi, dall’educazione allo sport al lavoro, si è soliti dire che i più grandi devono essere di esempio per i più piccoli: ebbene, questo Governo sta facendo esattamente l’opposto. Sappiamo tutti benissimo che i veri sprechi non sono negli Enti Locali ma a Roma, all’interno del Parlamento e del Governo stesso: è lì che un Premier serio e credibile dovrebbe far cadere in primis la mannaia dei tagli, e solo in un secondo momento, dopo aver dato il buon esempio, rivolgersi con lo stesso metro anche verso i Comuni e quindi verso i servizi ai cittadini. In Parlamento ci sono 630 tra deputati e senatori che percepiscono, più o meno, 15 mila euro al mese più rimborsi spese, viaggi e trasporti: non era forse meglio iniziare da lì il processo di spending review? Con che coraggio vengono a chiedere continuamente sacrifici a cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese, a persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi, a giovani che il lavoro nemmeno lo trovano nonostante abbiano titoli di studio prestigiosi, o ad anziani che non arrivano a 500 € di pensione al mese?
Invece di procedere con “manovre” che raschiano il fondo del barile senza rimuovere le cause del dissesto, e che servono solo a prolungare e rendere più dolorosa l’agonia, non sarebbe forse più utile abbattere il debito pubblico per pagare meno interessi e liberare l’economia dal fardello che ne blocca la crescita? Dismettere le partecipazioni non strategiche e il patrimonio non strumentale, tagliare la spesa improduttiva (e non è certo questo il caso dei tribunali, tantomeno di quello di Fano), rivedere i vincoli del Patto di Stabilità per garantire ai Comuni di sbloccare i pagamenti e rimettere in moto l’economia con questa immissione di liquidità, sburocratizzare la Pubblica Amministrazione, lottare davvero contro l’evasione fiscale e il lavoro nero: questi dovrebbero essere i grandi temi nell’agenda del Governo, e ancor di più se si tratta di un Governo Tecnico. Invece ci troviamo di fronte ai soliti proclami, a qualche spot televisivo e nulla più; e alla fine, chi paga in termini monetari o di servizi in meno sono sempre i cittadini “comuni”, che poi sono la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese. Siamo tutti noi! Dalle Istituzioni, dagli Ordini professionali, dalle associazioni di categoria e da ogni cittadino deve arrivare una risposta corale ed unitaria a questa che è una vera e propria aggressione ai presìdi di legalità del territorio. Ritengo che la necessità per i cittadini di usufruire di una giustizia di prossimità efficiente e razionale debba essere centrale e prioritaria per qualsiasi riforma e riorganizzazione che si rispetti, e non barattata, come semplice merce di scambio e come invece sta avvenendo, in ragione soltanto della logica dei tagli alla spesa pubblica.
Giacomo Mattioli
Capogruppo La Tua Fano